Se è vero che “una buona parola vale più di mille doni” è anche vero che una parola cattiva può ferire più di mille pugnalate. Ma più ancora di una parola cattiva può ferire il silenzio. Il silenzio può essere una cosa meravigliosa fra due amici (potete vedere qui cosa intendo per amicizia), ma può anche farti morire qualcosa dentro.
Ci sono persone che consideri sempre, per cui daresti la vita, per cui non ti fai scrupoli di alcun genere, magari, a trascurare i tuoi desideri per il loro bene. Persone a cui vuoi un bene grande, ma grande davvero. Che ti hanno, tra l’altro, sempre detto di ricambiare questo tuo bene.
È vero, forse hai sbagliato qualcosa con loro, ma mai niente di così grave da comprometterne la stima nei tuoi confronti o l’affetto che dicono di provare. Quando sarebbe potuto essere il momento non hai mai approfittato della loro momentanea debolezza psicologica per raggiungere i tuoi, seppur nobilissimi, scopi.
E allora ti chiedi, giustamente, perché, di punto in bianco, dopo tutto il bene che hai fatto a una persona come questa, dalla sua presenza fisica ricevi solo silenzio. Nemmeno uno sguardo, no, sarebbe chiedere troppo. Solo uno snervante, abissale, arcano, inaudito silenzio. Fino a poco tempo prima con questa persona hai parlato tanto di te, e ha fatto altrettanto con te. E ora? Silenzio.
Forse ora ho capito cosa ha provato, in particolare, una persona cara che ho purtroppo deluso molto, qualche anno fa. È stato il non capire il perché del mio silenzio che l’ha deluso, che l’ha fatto morire un po’ dentro. È stata la sicurezza di non aver fatto nulla contro di me, mentre io non parlavo, non parlavo più.
Del resto per questo genere di cose sono, da un certo punto di vista, un fan della legge del taglione: è giusto che si paghi per i propri errori. E oggi ho, forse in maniera un po’ mitigata rispetto a ciò che ho fatto io, pagato. Se non si prova sulla propria pelle il dolore di quello che può essere una delusione (vogliamo chiamarlo abbandono?) non si crescerà mai; però brucia tremendamente.
L’unica cosa che mi viene da chiedere, egoisticamente, è se ne valga davvero la pena di spendersi per gli altri in questo mondo, se non sia meglio fare da soli, come per tanto tempo si è fatto. Forse non nel migliore dei modi, ma sono andato avanti anche da solo. Pesa davvero di più, sulla bilancia dell’esistenza, la malvagità rispetto a ciò che l’ha causata?
In ogni caso mi sono già dato una risposta.
La delusione l’ho avuta, ma non è detto che non si possa “perdonare”. Inutile lamentarsi, chi mi vuole davvero bene ha bisogno di me, e io di loro. Perciò l’unica cosa che posso e devo fare è continuare sulla mia strada con un sorriso, incurante della ferita che mi brucia nel petto, destinata a mitigarsi con il tempo. E cercare di fare di meglio, perché se non si è ancora capito… chi è rimasto deluso quando poteva benissimo evitarlo con un po’ di accortezza, qui, sono io.